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Ferdinando Anichini |
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Siamo negli anni del Risorgimento
italiano della metà agli ultimi dell'Ottocento. Gli anni
che vedono il barone di ferro, Bettino Ricasoli, alla ribalta
della vita politica come dittatore della Toscana, sostenitore
e combattente per l'unità d'Italia e presidente del consiglio.
La scena si svolge nella casa del contadino del barone, Antonio
Baldi, del podere dei Colli di Brolio. In sintesi nei due atti si mette a nudo la storia di Bettino vivente e della famiglia Baldi, contadini del barone Bettino Ricasoli, il grande statista di Brolio, mettendo a nudo la vita sociale e contadina del tempo. La vita è quella grama della seconda metà dell'Ottocento, dove le categorie più umili vivevano ancora nella miseria e nell'abbandono, e nella completa soggezione all'autorità del padrone. Anche la fattoria del Barone di ferro risente di questa situazione generale, pur essendo un'azienda modello,dove gli investimenti e le tecniche più moderne non difettano, vantaggi anche per gli stessi contadini. Un Ricasoli agricoltore e ricercatore illuminato, di idee liberal-moderate, profondamente religioso, ma di una durezza da piegare anche gli spiriti più forti. Esigeva dagli altri, ma lui stesso, però, nella vita era esempio di virtù, di semplicità, di laboriosità e di rinunce. Era capace di prendere anche le difese dei suoi contadini, quando li vedeva bistrattati da altri. Alla sua morte, per effetto di una personalità cosi caratterizzata nel bene e nel male, e direi anche rara nella società, col consolidarsi di una sua grande ricchezza economica, con l'acquisto di terre e fattorie, non fu difficile tra la gente del volgo, alimentare leggende e miti. (non dimentichiamoci che siamo nell'Ottocento) E così uomo che era diventato padrone di buona fetta del Chianti, potente come statista e politico si ritrovò protagonista dell'Italia Unita. Egli visse anche nelle amarezze più sentite con la morte di quasi tutti i figli e della moglie. E per certi suoi atteggiamenti, per certe sue posizioni rigide nei riguardi della chiesa, pare che abbia assagiato la "scomunica" da parte del Papa Pio IX. Una cosa, lui cattolico praticante e convinto, che lo deprimeva non poco, e che contribui a dargli un crisma di eretico e di dannato. In sostanza, l'opinione pubblica e suoi contadini, dal momento che chiuse gli occhi, se lo rividero nelle sembianze umane o come fantasma diabolico o come divinità. E ciò perchè tanta era stata la sua potenza in terra, tanto forte il suo ascendente per cui non potevano non continuare ad immaginarselo col suo cavallo bianco, vagare per le sue terre con lo stesso ghigno e la stessa autorità di sempre. |
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